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Genitori e insegnanti: una relazione da costruire


                                                                                                            
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di Sandra Matteoli


Il mio confronto con docenti di vari ordini di scuola avviene ormai quasi quotidianamente. In qualità di formatrice e consulente pedagogica, ho l’opportunità di entrare in contatto con gli aspetti della loro professionalità che più li coinvolgono e li mettono alla prova anche sul piano personale. In questo ambito le relazioni scuola-famiglia costituiscono un aspetto particolarmente delicato e problematico.
Indubbiamente, con il passare degli anni, la relazione con i genitori è diventata sempre più difficile e problematica all’interno delle nostre scuole. I docenti, indipendentemente dall’ordine di scuola di appartenenza, evidenziano difficoltà a comunicare con padri e madri dai quali non si sentono rispettati e ascoltati, non ricevono adeguato supporto educativo e non possono aspettarsi collaborazione. L’incomprensione reciproca, la delega, il mancato rispetto dei ruoli e il conflitto più o meno palese sembrano sostituire, talvolta, la tanto desiderata “alleanza educativa”.
Le ragioni di questa situazione, confermata anche da eclatanti fatti di cronaca, sono varie e complesse. I cambiamenti avvenuti a livello sociale rendono più vaghi e meno definiti i ruoli educativi, la famiglia in costante trasformazione si relaziona alla scuola con modalità non più uniformi e predefinite come avveniva in passato. Molti insegnanti si sono trovati impreparati ad affrontare questo cambiamento. Disorientamento, timore e mancanza di procedure condivise, in alcuni casi, hanno determinato un peggioramento della situazione e posto le premesse per una degenerazione dei rapporti scuola –famiglia, soprattutto di fronte all’insuccesso scolastico.
Che fare? Questa è la domanda che spesso mi viene rivolta con la speranza di una soluzione …. Naturalmente, a fronte di una situazione così complessa, non è possibile trovare una risposta tout court. E’ indispensabile assumere un atteggiamento diverso che, partendo da un’analisi razionale dei fatti, possa portarci a riconoscere limiti e potenzialità reciproci, a individuare, condividere e attuare modalità più adeguate per comunicare e collaborare.
Appare evidente che debba essere la scuola a investire tempo e risorse in questo senso, iniziando a “prendersi cura” della relazione con le famiglie senza relegarla alle assemblee e ai colloqui di routine.
A livello pratico occorre:

  • Fornire informazioni puntuali e dettagliate sul funzionamento della scuola;

  • Organizzare incontri informativi inerenti le attività svolte in classe perché i genitori possa acquisire maggiore consapevolezza degli impegni scolastici dei loro figli e, all’occorrenza, poterli supportare in modo costruttivo;

  • Coinvolgere i genitori nella preparazione di materiali e attività per i loro figli;

  • Organizzare incontri informativi/formativi rivolti a genitori e insegnanti;

  • Favorire l’acquisizione, da parte dei docenti, di competenze comunicative e relazionali indispensabili per la gestione dei colloqui individuali e delle assemblee.

Quest’ultimo punto, associato alla condivisione collegiale, appare davvero molto importante e, a mio avviso, può creare le condizioni per una gestione davvero professionale e proficua di una relazione tanto difficile quanto fondamentale per il successo scolastico di tutti gli alunni.

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