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Genitori e Scuola: modelli educativi complementari


                                                                                                            
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di Elisabetta Formaggi


Parlare del ruolo dei genitori e collegarlo al mondo della scuola significa per coloro che, come la sottoscritta,  vivono  la suola da insegnante, genitore e pedagogista,  la difficoltà non certo irrilevante di mediare posizioni solo apparentemente conciliabili ma in realtà ancora oggi fortemente conflittuali. L’iter burocratico che,  a partire dalla riforma negli anni settanta degli organi collegiali, ha visto il susseguirsi di leggi e decreti legislativi che hanno avuto il compito di istituzionalizzare la presenza dei genitori con un ruolo di partner efficace nel compito educativo e formativo, ha in realtà fallito perché non è riuscito se non in parte a modificare la realtà scolastica ancora così fortemente elitaria e chiusa.
I genitori continuano ad avere un ruolo marginale nel processo educativo scolastico. E’ anche vero che nella realtà a “macchia di leopardo”, cioè così diversa da scuola a scuola, questo non è sempre vero: ci sono, è vero, istituti scolastici di “buona volontà” dove in primis il dirigente scolastico si sforza di ascoltare  e di coinvolgere la componente genitoriale, ma è un percorso spesso non condiviso e  pieno di difficoltà. I docenti infatti, in modo più o meno forte rivendicano  sempre il loro ruolo decisionale nel processo educativo e formativo, mostrando segni d’insofferenza verso le proposte o le richieste dei genitori che rivendicano comunque il loro peso. Proprio su questi due aspetti, a mio avviso,  occorre soffermarsi per una riflessione più appropriata: educare e formare. Non possono esserci dubbi che alla famiglia spetti il compito in primis di porre la basi di creare e formare una prima coscienza morale nei figli che li aiuterà a crescere in modo consapevole e adeguato proprio all’esterno del nucleo familiare. Educarli in modo tale che si aprano con fiducia al mondo è il primo passo necessario e ineludibile perché possano crescere con fiducia in se stessi, nelle proprie capacità e possibilità. Alla scuola il compito di sviluppare competenze che, però di quella prima base hanno bisogno e che possono formarsi solo a partire da un accordo scuola-famiglia sul piano educativo. A mio parere non è possibile infatti una formazione scolastica se non comunque su una base di intenti educativi che dalla famiglia procede e con questa continua in stretto accordo di fini e obiettivi. Si potrà obiettare che oggi è venuto meno per la famiglia il compito di produrre sistemi di riferimento validi, opinione condivisa da molti, il genitore del nuovo millennio ha gradatamente perso la sua soggettività ( e quindi la sua titolarità dell’azione ) a favore di una sempre più marcata lontananza dall’universo educativo dell’infanzia e della adolescenza dei propri figli.
A fronte di questo, la delega verso le istituzioni, e in particolare proprio verso la scuola si è andata sempre più rafforzando così che il  compito della scuola  è divenuto quello di inserirsi sempre di più nel vuoto dei valori familiari cercando di offrire opportunità formative e educative con la speranza di sollecitare nei ragazzi risposte che invece per lo più non ci sono.
Nella realtà occorre constatare che la famiglia, nella sua qualità di agenzia formativa, non può in nessun modo essere sostituita da nessuna altra.  La scuola rappresenta una realtà educativa e pedagogica che può agire in modo efficiente ed efficace là dove la famiglia, ha assolto il suo compito di strutturare modelli di comportamento adeguati e durevoli, attraverso un proprio sistema di valori e di modelli. In caso contrario non può agire, o può farlo in modo limitato nel campo che è di pertinenza familiare.


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