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Genitori e figli: “di doman non c’è certezza!”


                                                                                                            
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di Paola Silvi


La mia casa è piena di giocattoli che continuamente fanno capolino da sotto il divano, da dietro le tende, dalle sedie di cucina. Ci sono ditate ovunque e non c’è mai silenzio. Luca vuole un biscotto e Sara mi cerca per correggere il problema di matematica, per raccontarmi il suo pomeriggio dall’amica. Luca arriva con un gran sorriso, una torre di cubi in mano e tanta voglia di essere lodato. Ma Sara è infilata dentro l’armadio. Non trova la tuta pulita da mettere nel borsone di pallavolo e mi chiama. Nel frattempo stavo cercando di riempire la lavastoviglie e magari di scrivere queste poche righe…
Luca e Sara sono i miei figli, di 20 mesi e 8 anni. Figli che abbiamo desiderato con tutta la forza dei nostri cuori (mio e di mio marito ovviamente). Figli che sono arrivati a darci la gioia di uno sguardo, l’amore incondizionato e a farci riscoprire la bellezza delle piccole cose. Sono figli che però ci hanno anche cambiato la vita. E tanto. A cominciare dalle scelte lavorative passando per l’organizzazione puntigliosa della giornata fino ad arrivare a quella delle vacanze. Senza contare poi le mille domande che ti accompagnano. Avrai preso la decisione giusta? Avrai passato abbastanza tempo con loro? Il “no” che hai urlato è stato convincente, coerente, corretto? Oppure non sei stata sufficientemente sensibile e empatica? Cosa si fa quando piange di notte? starà bene? Come si insegna ad andare in bici, a quale età si "cedono" le chiavi di casa e a quale ci si arrende sul motorino??? Sono tutte scelte che distinguono un genitore in diversi momenti della vita dei figli. L'affetto non c'entra, ma certe decisioni indicano in che modo affrontiamo il lavoro più difficile del mondo e, tra apprensioni e distrazioni, anche che tipo di papà e mamme siamo.
Così se il mestiere del genitore è quasi un mestiere impossibile, i “migliori” sono forse quelli che sono consapevoli di questa impossibilità. Come dire che l'insufficienza, la vulnerabilità, la fragilità, il senso dei propri limiti, non sono ingredienti nocivi all'esercizio della genitorialità. Tutt'altro. E se nella nostra cultura il tema della genitorialità è diventato negli ultimi anni un tema egemonico, è perché intercetta una angoscia diffusa non solo nelle famiglie, ma nelle pieghe più profonde del nostro tessuto sociale: cosa resta del padre e della madre nell'epoca della loro evaporazione disciplinare? Può esistere ancora una autorità simbolica degna di rispetto? Può la parola di un genitore avere ancora un senso se non può più essere la parola che chiude tutti i discorsi, che può definire il senso Assoluto del bene e del male?
Noi genitori insomma ci sentiamo fragili, in bilico tra una schizofrenica incarnazione dell’autorità che ci spinge a sgridare e una più malleabile inclinazione a soccorrere. Non è un caso che in Italia cresca il numero delle coppie senza figli: sia di quelle che proprio non li vogliono, senza se e senza ma, sia di quelle che forse sì, li avrebbero anche voluti perché no, ma poi il tempo non si sa come è passato. Nei paesi anglosassoni li chiamano “childfree”, “liberi da figli”. Che è diverso da “childless”, quelli che non hanno potuti averli. Perché è successo questo: si è diffusa l’idea che fare i genitori oggi sia un affare molto complicato, ad alto tasso d’insuccesso. C’è chi non vuole rischiare di fallire, altri non vogliono “rovinarsi la vita”.
Ma alla fine, mettendo un punto a confusioni e dubbi, faccio pace con la mia coscienza e penso che al di là dei capelli spesso in disordine, di una borsa che sembra quella di Mary Poppins e di una doccia che non dura mai oltre i 10 minuti, tra venti anni i miei figli si ricorderanno i momenti passati insieme e l’amore che sentivano.
Ogni genitore insomma fa il meglio che può con quello che ha e che sa. Le mamme e i papà sono prima di tutto uomini e donne e come tali possono commettere errori. Tutto sta nel riconoscerli, nell’aver intenzione di rimediarli e nel cercare di capire che i figli sono diversi da noi e hanno passioni, interessi e difetti da scoprire. Anche con una ricca dose di buon umore. Quando allora pensiamo di aver sbagliato è come un’onda, non possiamo evitare di bagnarci ma possiamo imparare a nuotare.
Non c’è laurea che insegni, non c’è corso pre-parto che addestri, non c’è manuale di istruzioni (purtroppo) che spieghi: quando si diventa madri e padri c’è solo il nostro bagaglio di esperienze che ci portiamo dentro, la speranza e il nostro bambino. E un futuro da scrivere e da vivere.

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