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E’ migliorato… ma ha sbagliato le verifiche…


                                                                                                            
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di Sandra Matteoli

Nel corso di molti anni di lavoro con i bambini in difficoltà a scuola, ho sentito spesso pronunciare questa frase dai loro genitori e dai loro insegnanti di fronte ai risultati insufficienti delle prove di verifica quadrimestrali. Si trattava di bambini seguiti dalla sottoscritta con un percorso pedagogico individuale (effettuato privatamente in orario extrascolastico) per il quale i genitori si erano attivati con il parere favorevole degli insegnanti. Le difficoltà scolastiche del bambino, pertanto, erano conosciute e condivise dagli adulti che collaboravano per aiutarlo a progredire nei processi di apprendimento con l’aiuto di un “esperto”.
Puntualmente, però, arrivavano le verifiche a mettere in discussione il percorso che stavano portando avanti con risultati ritenuti da tutti soddisfacenti! Era come se non aver saputo fare bene le verifiche previste per la classe di appartenenza annullasse i passi avanti compiuti dal bambino nel proprio percorso evolutivo. Spesso si assisteva, nel periodo seguente alle verifiche, ad una vera e propria “regressione” del bambino che si evidenziava parallelamente alla “crisi” manifestata dagli adulti ed espressa, a mio parere, proprio con la frase ripresa nel titolo di questo contributo.
Ecco l’idea di partire da una frase per riflettere sul significato e sulle possibili implicazioni cognitive ed emotive che le verifiche possono avere per i bambini in difficoltà e per coloro che li accompagnano nel loro percorso (senza dubbio più faticoso e lungo di quello dei loro coetanei più  fortunati “nelle cose di scuola”).

Se prendiamo la prima parte della nostra frase “E’ migliorato” vi troviamo l’affermazione e il riconoscimento di un passo in avanti rispetto a una situazione di partenza senza dubbio di livello inferiore a quella attuale. Ciò presuppone, quindi, anche la conoscenza e la consapevolezza delle difficoltà iniziali, di un divario esistente fra le prestazioni scolastiche del bambino  e quelle attese in base alla classe frequentata. Proprio su questo si è basata la decisione di offrire al bambino un aiuto specifico. Sembra tutto logico e chiaro.
La seconda parte della frase se da un lato riferisce dati oggettivi ( i risultati delle verifiche ) dall’altro comunica anche una serie di dubbi e di emozioni derivati proprio dall’apparente conflitto fra l’essere migliorato e, allo stesso tempo, non aver raggiunto nemmeno il minimo livello dei compagni! Naturalmente la nostra frase è seguita da una serie di considerazioni che possiamo così sintetizzare:
Come può aver sbagliato se è migliorato?!
Ma allora non è migliorato?!
Non si è impegnato!
Le verifiche erano troppo difficili!
Il problema è che i genitori non hanno accettato le difficoltà… comunque ci aspettavamo di più anche noi!
Forse non  lo abbiamo aiutato abbastanza.. ma allora che cosa dobbiamo fare?

Come si può notare tutti gli “attori” sono coinvolti:
- i genitori che, forse, non hanno accettato il problema e/o non si sono dati da fare abbastanza per seguire il figlio
- il bambino che non si è impegnato
- le insegnanti che non lo hanno capito
- le verifiche troppo difficili
- il pedagogista che forse non è all’altezza

A seconda del punto di vista il “colpevole” viene individuato nell’uno o nell’altro e, nel frattempo, si rimane un po’ “sospesi”, dubbiosi e incerti, si torna a guardare il bambino con occhi indagatori.. e lui?
Naturalmente lo capisce, è disorientato, confuso, reagisce spesso in maniera ambivalente perché il senso di  colpa per aver deluso tutti, si alterna con la rabbia e la sensazione di impotenza…talvolta rifiuta di lavorare in classe, di continuare la terapia e, nei casi più complessi, può iniziare a rifiutarsi di andare a scuola.
A questo punto occorre che gli adulti si siedano intorno a un tavolo  e si confrontino per poter superare il momento di crisi e riprendere un percorso evolutivo. Il primo passo sarà quello di ricostruire il cammino compiuto insieme rivedendone il punto di partenza ( cioè il momento in cui sono state rilevate e condivise le difficoltà del bambino ), gli obiettivi stabiliti sia a  medio che a lungo termine e tutte le attività realizzate ( a scuola, a casa e in terapia ). Infine è necessario riflettere sulle abilità di base che risultano ancora carenti e non permettono al bambino di riuscire a eseguire con successo le attività di verifica previste per la classe di appartenenza.
Gli insegnanti e i genitori possono così riflettere insieme, con l’aiuto e la mediazione del pedagogista, sulle caratteristiche del bambino imparando ad accettarle ed evidenziandone le potenzialità piuttosto che le carenze. Si tratta di un percorso lungo  e complesso, spesso sembra compiuto in modo definitivo ma, a volte, basta poco, anche una verifica quadrimestrale, per metterlo di nuovo in discussione.

Che cosa fare allora per prevenire quanto appena descritto?  Senza dubbio non possiamo abolire le verifiche, né azzerare le difficoltà del bambino..
Gli adulti, in particolare gli insegnanti e gli esperti, conoscono le prestazioni del bambino e seguono il suo percorso di apprendimento per cui possono prevedere in quali attività incontrerà maggiori difficoltà. Occorre, quindi, incontrarsi e confrontarsi per stabilire come procedere a livello didattico e relazionale.


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