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DALL’INTEGRAZIONE ALL’INCLUSIONE: COME RISPONDERE AI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI



                                                                                                            
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di Monica Zoccoli



Negli ultimi giorni di scuola molti insegnanti sono stati impegnati nella stesura del Piano Annuale per l’Inclusione (previsto dalla D.M. del 27/12/2012) che rappresenta il documento in cui la scuola esplicita la sua politica per gli alunni con BES.
Come accade spesso i pareri non sono stati unanimi: per alcuni il Piano è stato visto come il solito apparato burocratico escogitato dal Ministero per aumentare ancora di più il lavoro del corpo docente, altri, invece, hanno sostenuto l’ipotesi di come sia possibile realizzare inclusione scolastica di qualità quando si è costretti a lavorare in aule sovraffollate, in scuole prive di mezzi, in assenza di risorse economiche adeguate.  Altri hanno preso in esame il fatto che gli alunni BES ci sono sempre stati nelle nostre classi e, la maggior parte degli insegnanti hanno sempre reso la progettazione disciplinare flessibile alle esigenze pedagogiche del contesto classe in cui operano, a chi serve quindi questo reale riconoscimento giuridico?
A mio avviso il Piano deve servire da volano per diffondere la pratica inclusiva, è perciò uno strumento indispensabile per esplicitare e realizzare progettazioni didattico-educative calibrate su livelli minimi attesi per le competenze in uscita.
Il passaggio, dal concetto di “integrazione” (consentire al “diverso” la maggior partecipazione possibile alla vita scolastica degli altri) e quello di “inclusione” (strutturare i contesti formativi in modo tale che siano adeguati alla partecipazione di tutti, ciascuno con le proprie modalità) non si pone in termini di contrapposizione tra “vecchio” e “nuovo”, ma come rafforzamento reciproco di azioni finalizzate alla personalizzazione dei percorsi di crescita e formazione di tutti gli allievi, in funzione della definizione e realizzazione del “progetto di vita” di ciascuno.
Questa direttiva va a sciogliere i “nodi burocratici” che spesso hanno bloccato noi insegnanti: “Bisognerebbe dargli una mano ma come si fa? Non ha la certificazione”.
Davanti all’evidenza pedagogica, il consiglio di classe avvierà percorsi personalizzati: il baricentro si sposta sul piano educativo e il processo di inclusione diventa qualcosa che riguarda davvero tutta la comunità educante.
Considerando che includere significa progettare in modo che ciascuna persona abbia la possibilità di esercitare diritti e doveri come modalità “normali” e che l’inclusività prevede l’abbattimento degli ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione, una scuola inclusiva deve essere aperta a tutti.
A tutti gli alunni, BES e non, si deve offrire un curriculum basato su percorsi formativi in cui:

  • - vengano riconosciuti i diversi stili cognitivi e i diversi stili comunicativi;

  • - vengano proposte attività che utilizzino canali e mediatori diversi;

  • - vengano previsti opportuni strumenti compensativi e dispensativi;

  • - venga riservata un’attenzione particolare al carico di lavoro sia in classe che a casa;

  • - l’atteggiamento sia positivo e incoraggiante;

  • - i criteri di valutazione vengano stabiliti collegialmente in base al percorso personalizzato;

  • - venga valorizzato il percorso personale in collaborazione con le famiglie.

Sicuramente ci aspetta un lavoro impegnativo, ma la sfida è interessante!



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