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Alunni con BES

                                                                                                            
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di Formaggi Elisabetta

La Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 e la successiva Circolare del 6/03/2013 definiscono i Bisogni Educativi Speciali e danno alle scuole indicazioni operative per favorire l’inclusione degli alunni in difficoltà.
I due documenti, complementari tra loro, colmano un vuoto legislativo, durato ormai troppi anni, relativo al disagio scolastico sempre crescente che non riguardava solo le Disabilità o i DSA. L’inclusione, infatti, non può riguardare solo una parte degli alunni, i bisogni educativi speciali interessano una fetta sempre più ampia dei nostri ragazzi e la scarsa motivazione allo studio deve trovare risposte didattiche adeguate e non punitive.
La Circolare del marzo scorso richiede la stesura di un Piano Didattico Personalizzato, che non può più essere inteso come mera esplicitazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA; esso è bensì lo strumento in cui si potranno, ad esempio, includere progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale».
E, prosegue ancora, «ove non sia presente certificazione clinica o diagnosi, il Consiglio di classe o il team dei docenti motiveranno opportunamente, verbalizzandole, le decisioni assunte sulla base di considerazioni pedagogiche e didattiche; ciò al fine di evitare contenzioso».  Si chiede quindi di giustificare, motivandole, le decisioni prese in merito a quell’alunno o ad altri, rendendo finalmente legale l’adozione di misure educative specifiche senza che queste siano fatte passare in modo non esplicito nei consigli di classe.   
Infine la circolare impone ai Dirigenti scolastici la progettazione di un piano d’Inclusione (operativo già a partire dal prossimo anno scolastico) in cui siano elencate in modo soddisfacente le risorse presenti o da richiedere, e gli strumenti necessari per rendere efficaci gli interventi che i singoli consigli di classe dovranno predisporre per rispondere ai casi di disagio rilevati, alle loro diverse tipologie con l’obiettivo di ridurre il disagio stesso. La sfida ora è la ricerca di nuove strategie di apprendimento calibrate sui reali bisogni di molti dei nostri alunni ai quali non possiamo rispondere più con un semplice “non ammesso”.



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